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Forum ex articolo 26

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Comitato
Forum ex articolo 26


Il Comitato denominato “FORUM EX ART 26, coordinamento per la difesa dei servizi di assistenza e riabilitazione ai disabili”, non persegue fini di lucro.
I suoi contenuti e la struttura sono ispirati a principi di solidarietà, trasparenza e democrazia che consentono l'effettiva partecipazione degli aderenti alla vita del Comitato stesso.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Documento Unitario Forum Exarticolo26
presentato il 18 11 2014 all'audizione della VII Commissione Regione Lazio Politiche Sociali e Salute

REGIONE LAZIO - PIANO DI RIENTRO DAL
DECRETO COMMISSARIALE N. 89/2010 AL N. 434/2012

RICONVERSIONE DEL SERVIZIO RIABILITATIVO “EX ART. 26” IN SOCIO-SANITARIO


Roma, 31 ottobre 2014
Premessa generale
 Il concetto di eticità deve ispirare il lavoro degli operatori socio-sanitari e le scelte dei dirigenti, ed avere come obiettivo il rispetto reciproco e la condivisione delle peculiari necessità dell’Essere Umano, qualunque sia la sua condizione. Ciò comporta una coerenza decisionale e la realizzazione di un progetto socio-sanitario in cui vengano presi in considerazione sia il soddisfacimento dei bisogni dell’utenza sia le aspettative degli operatori, essendo ognuno portatore di valori, ancor prima che di interessi.
 Si richiede pertanto che le strutture ex art. 26, la Regione Lazio e le ASL competenti per territorio non trascurino, nei loro accordi, il codice etico di comportamento legato al mondo della disabilità, e che ne controllino l’applicazione, sia in ambito pubblico che privato, al fine di facilitare il dialogo tra le istituzioni. Rispettare, accogliere e  aiutare le famiglie e le persone con disabilità, è obiettivo primario di tutte le attività pubbliche e private dirette al servizio della  Persona Umana.
In ottemperanza ai Decreti Commissariali n. 89 e n. 90/2010, come integrati - rispettivamente - con i più recenti n. 39/2012 e n. 8/2011-n. 434/2012, la Regione Lazio sta “rimodulando” il servizio riabilitativo territoriale. In tali Decreti, le prestazioni terapeutiche, finora erogate nelle strutture “ex art. 26”, vengono definite il più delle volte “inappropriate” ancorché “eccessive”, soprattutto perché destinate a persone di età adulta da tempo ivi assistite, alle quali – pertanto – solo in minima parte viene riconosciuto il basilare diritto alla riabilitazione e all’inclusione. Di conseguenza, i posti assegnati alla “riabilitazione estensiva” risultano ridotti drasticamente, addirittura dell’80%, e riconvertiti in prestazioni “socio-sanitarie di mantenimento”, articolate su due livelli assistenziali (come da Decreto Commissariale n. 8/2011, integrato dal recentissimo Decreto n. 434/2012, di cui – a titolo esemplificativo – si riporta il regime semiresidenziale):
• Centri semiresidenziali per persone con disabilità ad alto-medio carico assistenziale – SD4 (1 operatore ogni 4 utenti)
• Centri semiresidenziali per persone con disabilità a basso carico assistenziale – SD5 (1 operatore ogni 5 utenti)

NB
Si precisa che con le “valutazioni” precedenti l'entrata in vigore dei Decreti Commissariali citati si riusciva a realizzare, nei centri di riabilitazione, modulando i vari livelli riabilitativi presenti, un rapporto pari a 1 operatore ogni 2,6 utenti (!), con una qualità di intervento sicuramente migliore di quella attuale

1.  STANDARD DI PERSONALE, TARIFFE E ASSENZE

Con il passaggio “forzato” dalla tipologia “estensiva” a quella di “mantenimento” (ovvero da un  rapporto standard iniziale di 1 operatore ogni 2,6 utenti, a un rapporto standard finale di  1 operatore ogni 4/5 utenti, incluso il personale “non a contatto diretto”), la presa in carico subisce un drastico impoverimento; diventa obiettivamente molto difficile da sostenere se non “scadendo” nella mera assistenza o poco più, soprattutto alla luce della natura intrinsecamente fragile e complessa della disabilità intellettiva e relazionale, pertanto bisognosa – più di altre disabilità – di attenzioni particolari e continue.
Per la stessa “dignità” delle persone con disabilità intellettiva e relazionale, i nuovi standard di personale “a contatto diretto” appaiono mortificanti e assolutamente non rispondenti alle reali e molteplici necessità socio-riabilitative e assistenziali quotidiane.

PROPOSTA

 E' estremamente importante avere, anche nella tipologia “socio-riabilitativa di mantenimento”, un congruo rapporto standard operatori/utenti (per esempio: almeno 1 operatore ogni 3 utenti nella tipologia semiresidenziale), che includa figure professionali da sempre presenti nel campo della riabilitazione e unanimemente riconosciute efficaci, quali gli insegnanti d’arte e di attività motorie, musico terapisti, artigiani, istruttori di agraria, ecc.. In altri termini, si ritiene che  nella tipologia di “mantenimento” possano sì cambiare obiettivi terapeutici e programmi, ma non l’impegno temporale degli operatori che hanno un contatto diretto con gli utenti, soprattutto in presenza di persone con disabilità intellettiva e relazionale (di per sé – va ripetuto all’infinito – particolarmente complessa). Persone, queste ultime, in grado di acquisire un “apprendimento continuo” – pur se a “piccoli” passi – anche in età adulta, come testimoniano, dati alla mano, tanti esperti del settore. Persone ancor più soggette, quindi, a smarrire con facilità quel “patrimonio di autonomie e d’inclusione” conquistato con fatica negli anni, in mancanza di un’adeguata e continua presa in carico.
Naturalmente, le tariffe al riguardo previste, già drammaticamente ferme al 2001 (!), andranno in proporzione incrementate almeno del 25% rispetto a quelle definite con D.G.R. n. 583/2002 - Allegato 6 - , per la tipologia di “mantenimento”.

 Al fine di evitare ulteriori, drammatiche problematicità di tipo economico, si ritiene che, in caso di assenza degli utenti dal servizio semiresidenziale di “mantenimento” e alla luce dei costi di gestione e di personale, comunque invariati, debba essere quanto meno preservata la “quota sanitaria” (pari al 70% della tariffa totale giornaliera). Al riguardo, si fa presente che, in caso di tipologia riabilitativa “estensiva”, le assenze giornaliere vengono remunerate all’80%.

2.   COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA

Facendo seguito ai Decreti Commissariali n. 95/2009 e n. 51/2010, con D.G.R. n.380/2010 è stata istituita, a carico dell’utente, una “compartecipazione alla spesa” per le prestazioni di “mantenimento” ricevute presso strutture “ex art. 26” a regime semiresidenziale e residenziale. In altri termini, il costo delle prestazioni di mantenimento, prima interamente a carico del Servizio Sanitario Regionale, è stato suddiviso in due “quote”:
• “quota sanitaria”, ancora a carico del Servizio Sanit. Regionale (70%);
• “quota sociale”, a carico dell’utente o, a concorrenza, del Comune (30%).
Purtroppo, a conti fatti, già un Indicatore ISEE personale (o di “miglior favore”) piuttosto modesto, di euro 9.000 annui, comporta all’utente, per il servizio a tipologia semiresidenziale,  un ticket mensile di euro 480 circa!  A causa di ciò, abbiamo assistito a un primo considerevole “esodo” dell'utenza dai Centri Diurni. Di conseguenza sta rivelandosi piuttosto difficoltoso, per i medesimi motivi, acquisire nuovi assistiti.

PROPOSTA

Per ovviare a tale incresciosa situazione, e a maggiore tutela di fasce sociali quasi indigenti, si chiede per il calcolo della “compartecipazione alla spesa” a carico dell’utente un sensibile innalzamento della cosiddetta “quota di salvaguardia”, adesso pari alla pensione sociale (!).
A tal riguardo, va rammentato che – paradossalmente – la modalità di calcolo (purtroppo confermata con circolare applicativa n. 8332 del 27.10.2010, a firma congiunta dei Direttori Regionali dott. De Filippis e dott.ssa Cipriani) sembra contraddire quanto asserito nei punti 2 e 9 dell’Allegato A della stessa D.G.R. n. 380/2010: “Hanno diritto alla compartecipazione alla spesa da parte del Comune le persone con un reddito I.S.E.E. non superiore a euro 13.000,00 annui”.
Soprattutto, con L.R. n. 9 del 24.12.2010, art. 2 comma 93 (e connessa D.G.R. di recepimento), si fissa proprio a euro 13.000,00 annui l’indicatore I.S.E.E. individuale quale limite sotto il quale l’utente viene esentato da qualsivoglia contribuzione. Perché ancora oggi si procede con la “vecchia” modalità di calcolo?

3.  RITARDATI PAGAMENTI

Sebbene sia migliorata rispetto al passato la situazione dei pagamenti delle fatture sulle prestazioni sanitarie correnti (pagamenti attestatisi in media su circa 120 giorni), rimane il ritardo della Regione Lazio per quelli con fatturazione “pregressa”, ai quali si aggiunge anche il ritardo da parte dei Comuni del pagamento delle fatture inerenti la quota “sociale”.  A causa della crescente esposizione bancaria, la quasi totalità delle strutture erogatrici è conseguentemente costretta a procedere con ulteriori cessioni anticipate dei crediti vantati, il cui onere finanziario sta rivelandosi eccessivamente gravoso, con il rischio concreto dell’insostenibilità.

PROPOSTA

Diventa pertanto “conditio sine qua non” per il proseguimento stesso del servizio che la certezza del pagamento delle prestazioni già erogate e certificate avvenga almeno entro 90 giorni dalla fatturazione. Sarebbe altresì auspicabile, sulla base dell’esperienza dei primi due/tre anni, l'esistenza di un unico “ente pagatore”.


4.  PROCEDURA ACCESSIBILITA’ TRATTAMENTI E LORO PROSECUZIONE

Le nuove disposizioni, emanate con Decreto Commissariale n. 39/2012 sull’accessibilità alla “presa in carico da parte delle strutture ex art. 26" e alla periodica sua prosecuzione una volta scaduto il “progetto individuale” (di regola, ogni 180 giorni), assegnano alle UU.SS.LL. ogni atto autorizzativo.  Si chiede di superare l’attuale limite e ottenere a livello regionale un’unica procedura, possibilmente poco macchinosa, consentendo anche ai medici specialisti, non operanti nel pubblico, l’invio dei pazienti alle varie tipologie di strutture ex articolo 26. Infatti, a distanza di vari anni dalla pubblicazione di tale Decreto, esistono molteplici procedure, addirittura a volte differenti da Distretto a Distretto. Peraltro, sulla base di quanto già accaduto in questi primi mesi, preoccupa molto l’eventuale non tempestività dell’atto autorizzativo alla prosecuzione della “presa in carico”, a fronte del “progetto riabilitativo” nel frattempo amministrativamente scaduto. Infatti, in caso di ritardo nella risposta, il servizio rischia d’interrompersi, con intuibile, gravissimo danno per l’utente (inopinatamente costretto a casa) così come – a livello economico – per la struttura erogatrice, visti i costi del personale comunque in pianta organica.
Inoltre, in presenza di disabilità già a monte definita “stabilizzata” dagli stessi referenti regionali, appare francamente incomprensibile che la proroga della “presa in carico semiresidenziale” sia pari, di volta in volta, ad appena centottanta giorni! Tale procedura crea evidentemente un grave e ingiustificato disagio alla famiglia e all’utente (“obbligati” ogni sei mesi a recarsi presso il loro Distretto Socio-Sanitario per la verifica della disabilità …) così come un considerevole aggravio di lavoro amministrativo, legato alla continua chiusura e apertura dei relativi progetti.

PROPOSTA

Si chiede pertanto che, in caso di tipologia di mantenimento, la “proroga” del progetto concessa dall’Azienda USL territorialmente competente abbia di volta in volta, in presenza  giustappunto di disabilità stabilizzata, durata pari a 360 giorni (peraltro in sintonia con le stesse “linee guida” del Ministero della Salute).

5.  COOPERAZIONE TRA  S. S. R.  E STRUTTURE ACCREDITATE

Il Lazio può contare su un vasto e certamente valido patrimonio sanitario costituito da professionisti e operatori della Sanità, oltre che dai cittadini fruitori del servizio. La reale cooperazione tra i vari “attori” interessati, e la loro “messa in rete”, garantirebbe una migliore qualità del servizio, una sua più facile accessibilità  un più proficuo controllo della spesa.

PROPOSTA

Si ritiene utile e necessaria un’effettiva cooperazione tra servizio pubblico territoriale e le strutture private accreditate, sia per la tipologia residenziale e semiresidenziale che per quella non residenziale (ambulatoriale e domiciliare). A tal fine diventa indispensabile l’avvio di un “tavolo tecnico” permanente composto da esponenti altamente qualificati del servizio pubblico e delle strutture accreditate, e da rappresentanti di famiglie e utenti.


6.  SERVIZIO RESIDENZIALE

Valgono le richieste del servizio diurno, con particolare attenzione ai seguenti aspetti:

PROPOSTA

Incrementare il rapporto operatore/utenti allo scopo di soddisfare le seguenti esigenze:
1. Migliorare la qualità di vita delle persone residenti nei Centri dando risposta ai bisogni di socializzazione, di autonomia, di integrazione.
2. Mantenere le abilità acquisite e sviluppare le potenzialità.
3. Garantire spazi adeguati, nel comfort, al concetto di residenza e abitazione: fatte salve le esigenze di sicurezza ed igiene, si tenga conto del fatto che ciò che per l’utente rappresenta la casa, non può e non deve avere l’aspetto dell’ospedale
4. Facilitare la continuità di rapporto con le famiglie: ad esempio prevedendo anche per gli utenti residenti nelle strutture un servizio di trasporto; integrando con la residenzialità gli interventi dei centri territoriali, in modo da garantire un supporto durante il tempo trascorso in famiglia.


7.   SERVIZIO AMBULATORIALE E DOMICILIARE

Il servizio ambulatoriale e il servizio domiciliare dovranno essere riesaminati in piena concertazione con i cittadini utenti, gli Enti erogatori pubblici e privati accreditati, con l'osservanza dei seguenti punti:

PROPOSTA

1.        Criteri di accesso univoci per ambulatorio e domiciliare;
2.  tariffe, riesame delle modalità di erogazione e di retribuzione;
3.  terzietà dei controlli rispetto all’appropriatezza dei servizi erogati tanto dal servizio Pubblico quanto dal Privato accreditato;
4.  definizione dei bisogni per le età adulta e anziana, con particolare attenzione nella alla definizione dei bisogni della età evolutiva;
5.  adeguare le normative alle conoscenze scientifiche attuali.


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Associazione Coordinamento Sociosanitario per le persone con disabilità: RICORSO CONTRO I NUOVI CRITERI ISEE

 


SCARICATE E FIRMATE IL DOCUMENTO UNITARIO NELLA SEZIONE "TAVOLO TECNICO EX ARTICOLO 26"


 
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